sabato 11 gennaio 2014

Sabato sera, ore 22.52. Chiusa in una stanza, nell'appartamento di una città troppo affollata. L'inquilino del piano di sopra ha appena tirato lo sciacquone. Quando finisce la giornata, quando anche i rumori tramontano con il sole, a volte mi sdraio in silenzio sul letto. Allora posso sentire i discorsi di chi mi abita vicino. Posso sentire le risate, i litigi, le canzoncine dei bambini. So anche sempre quando gioca il Napoli, per inciso, vengo a conoscenza in diretta di ogni goal.
Sono seduta sul letto. Ho la Nutella aperta davanti. La Nutella infrange ogni mio tentativo di integrità morale; la severità dei miei giudizi sulla salute, o meglio, su ciò che è sano, viene filtrata da questa cosa burrosa fantastica, che mi fa venire macchie rosse sulle mani ogni volta che la mangio. Ecco perché la compro poche, poche volte. 
Scrivo con la sola mano destra, perché le dita della sinistra sono impegnate. Non pensate troppo a far cosa e ricordatevi della Nutella.
Scrivo perché, questa sera, sono stata colta da un dubbio. Nello scrivere un messaggio, ho espresso il seguente concetto: "Se avessi abbastanza soldi per campare tranquilla, starei viaggiando". Prima di inviare il messaggio, però, ho riflettuto. Prima di inviare, ho aggiunto una parola alla fine della frase. La parola è "credo".

"Se avessi abbastanza soldi per campare tranquilla, starei viaggiando. Credo."

Il mio "credo" mi fa sentire una perfetta imbecille. Ho smesso da tempo di lamentarmi delle mie erculee fatiche, perché in fondo non sono altro che ostacoli sulla strada che io stesso ho scelto. Che ho potuto scegliere, perché sono stata fortunata. Però è inevitabile: a volte, quando fai fatica, pensi che, "se solo potessi", manderesti tutto a puttane e te ne andresti via a vivere da nababbo. Nababba. Qualcuno si immagina su un atollo; io, che odio il caldo, preferirei girarmi il grande nord. Oppure accettare il clima torrido e girarmi l'Australia col pulmino hippie Volkswagen, con tappe tutte le pareti più belle da arrampicare.

E, di fronte a questa prospettiva, mi ritrovo a scrivere strani "credo" alla fine dei messaggi? Quando per tutta la giornata non ho fatto altro che studiare, saltando da un esame all'altro, perché venerdì le lezioni finiscono e due giorni dopo c'è il primo appello. Oncologia, psichiatria. E, per finire col botto: NEUROLOGIA!

Eppure, questo mi dà un senso. Un senso che non sono sicura troverei a viaggiare soltanto. Nella vita, forse, potrò fare del bene a qualcuno. E non solo assecondare la mia anima un po' gotica e solitaria. Se avessi i soldi per campare tranquilla, vorrei avere la capacità, il coraggio, la determinazione per fare ciò che sto facendo ed affrontare gli ostacoli che potrei evitarmi. Non perché sia la scelta migliore, non perché sia più giusta o etica. Ma perché riesco a vederci dentro un senso umano, che in molte altre situazioni, in molti altri rapporti, non riesco più a vedere.
Come quando scrivi una e-mail a qualcuno, con buongiorno, presentazione, saluti e auguri di buona giornata. E quel qualcuno ti risponde con un rigo sminchio, senza convenevoli né firma. Nè, talvolta punteggiatura.

Ciao mondo, a domani.

Marta

Nessun commento:

Posta un commento