Piove. E' buio, la tapparella è giù. Ma sento il rumore dei goccioloni che dal tetto cadono sulle ringhiere dei balconi.
Amo la pioggia, camminare, correre, bagnarmi. Amo la pioggia, perché mette tutti in difficoltà, in una metropoli. Mi diverto da morire a vedere la gente che s'incazza al volante perché c'è coda. Gente che suona il clacson a vuoto, quando è ferma da minuti e minuti. Tutti devono svegliarsi mezz'ora prima. Le signore si preoccupano dei capelli. Le città si allagano. Molti automobilisti se ne fottono allegramente e passano a tutta velocità vicino ai marciapiedi. L'acqua ti arriva fino in faccia. I pantaloni sono zuppi. E io rido, rido.
Però è mattina e sono appena sveglia. E' mattina e oggi devo andare nel giardino dei narcisi. Nemmeno la pioggia riesce a farmi ridere.
Negli ultimi giorni ho studiato molto. La mia coinquilina si è sopportata la presenza costante di un terzo individuo, un mio compagno di corso, che è venuto qui quotidianamente e mi ha passato TUTTI i suoi schemi di neuro. Stefano è veramente un grande, non gli sarò mai abbastanza grata. Sono anni che mi rifornisce di schemi fantastici per aiutarmi con gli esami.
Oggi però iniziava il ripasso collettivo di psichiatria nel giardino dei narcisi, la mia università. E avevo promesso a Stefano di andare. Quindi mi alzo, mangio, mi lavo, mi vesto ed esco.
Non devo pensare a quello che succederà. Funziono da automa, perché se penso alle conseguenze che un'eccessiva esposizione ai narcisi potrebbe avere su di me…potrei tornarmene a casa.
Arrivo in università, cerco un'aula. Sono quella che abita più vicino, quindi mi accollo questo compito. Comunico la mia posizione a qualche persona e mi metto a studiare. Nell'arco di una trentina di minuti cominciano ad affluire. I narcisi.
Io sono allergica ai narcisi. Un po' come alle graminacee, anche i narcisi mi fanno venire l'orticaria, mi prudono le mani; mi viene un'acatisia, un'irrequietezza interna. Inizio a sentirmi irritata, inizio a muovermi, a far ballare le gambe. Un narciso ci comunica il suo punteggio di QI. Molto bene. Un altro incomincia a prendere per il culo il professore, elencando tutte le cose dette a lezione che ritiene sbagliate. Inizia il ripasso. E si parte dalla storia della psichiatria, dalla Bibbia. Il libro di Samuele. Iniziano a disquisire sui minimi dettagli, sulle minchiate. Mi sta per partire il vaffanculo. Mi distraggo un po', leggendo altro. Faccio finta di leggere un messaggio quando cercano di interpellarmi per valutare con esattezza le elucubrazioni psichiatriche di Ippocrate e Areteo di Cappadocia. Esco, fingendo di ricevere una telefonata, quando cominciano a paragonare gli elementi psicopatologici alla forza di gravità. Alla fine resisto un po'. Guardo il telefono: sono le 10. In un'ora non è stata detto ancora niente di rilevante. Hanno discusso di come impostare i minimi dettagli. Hanno espresso i loro pareri su tutte le inezie. Hanno sicuramente fatto capire al mondo che hanno ragione. Si sono espressi con la sicurezza di chi conosce il mondo da cent'anni. Sicuramente hanno più esperienza loro di qualunque prof.
Sarà pur vero. Io però sono sensibile sull'argomento, perché invece mi sento sempre un po' in deficit. E quindi reagisco male. Certi atteggiamenti mi stanno semplicemente sul cazzo (cara vecchia finezza) e - lo so - è un problema mio. Perché riescono a farmi sentire inferiore.
Quando inizio a derealizzare capisco quello che sta succedendo. Prima di evitare il tracollo, saluto e me ne vado. Torno a casa mia, sotto la pioggia. Mi sento come un animale che nel gelido inverno torna nella tana calda e accogliente. Mi sento in preda ad un'allergia tremenda.
Rimango tutto il giorno in questa sensazione. Quando inizio a derealizzare, quando mi distacco dal mio lato emotivo, poi mi ci vuole tempo. Verso le sette di sera, riesco a finire il programma. Chissà a che punto sono arrivati loro.
Oggi è stata una giornata così, sono contenta che sia arrivata la fine. Ora faccio la doccia e poi mangio, guardando tanti tanti episodi di breaking bad. Mi sono innamorata di questa serie (grazie, Nimbus!). Mi sento come Walt nell'episodio in cui a pranzo dice alla tizia "VAFFANCULO".
Sì, fanculo a tutti i narcisi.
Io non lo so se sono in grado. Non so se passerò l'esame. Non so se sono all'altezza, sono diversa da loro. Non sono per la finezza intellettuale, non sono per i passatempi signorili, non sono per la competizione. Il massimo spirito competitivo con i miei amici può esserci in una gara di rutti. Non so proprio niente, se non che domani sarà diverso da oggi. Domani riprenderò a combattere fino in fondo. E so anche che stasera preparo l'insalata con le barbabietole. E guarderò la feta colorarsi di rosa. Insieme alla pioggia, è una cosa che adoro. Sembra fosforescente.
…and I know…I may end up failing too…
but I know…you were just like me with someone disappointed in you...
per cominciare, prego =) mi fa sempre piacere fare conoscere qualche perla, anche se bb non è di quelle nascoste, l'avresti scoperta da te, prima o dopo. Pensa che io ho visto un paio di episodi nel 2011 e la bollai come cacata pazzesca (anche io ho una certa inclinazione per finezza e gare di rutti, nonché per la barbabietola, il suo colore e la pioggia).
RispondiEliminaIo ti dico solo una cosa: chi ti spiega qualcosa di complesso con il solo scopo di apparire bravo e non per aiutarti, è un coglione. Non devi competere con nessuno, devi lavorare per te stessa e aiutare chi ti sta simpatico/a cuore/qualunque-altra-cosa. Il resto sono tutte menate per gente con "passatempi signorili" (avrai notato che il post mi è piaciuto molto, non ho potuto non cogliere alcune cose).
Potremmo sintetizzare tutto con questa scena di good will hunting (che spero tu abbia visto e, se non l'hai visto, rispondimi solo dopo averlo visto, così da potermi dire "certo che l'ho visto): http://www.youtube.com/watch?v=3p8ayxvPMYI (le scritte in sovrimpressione sono oscene, ma questo ho trovato e questo ti linko)
Certo che l'ho visto!! Alle superiori l'ho visto tre o quattro volte, è troppo un grande lui. Quando risolve i problemi della ragazza per avere più tempo per stare con lei. E mi piace da morire quando la invita a fare un giro e a mangiare caramelle, perché sostiene che in fondo sia una cosa arbitraria tanto quanto un caffè!
EliminaE' vero quello che dici. Purtroppo sono circondata da gente che se la tira e a volte ci sbatto contro e ho difficoltà a non volare per terra. C'è un film (scusa, io come avrai notato vivo associando eventi reali a canzoni, film o altro, quindi divento un po' contorta a volte) che a me piace molto, che parla della storia di un bambino dislessico. L'insegnante capisce il problema del bambino prima di quanto non facciano i genitori e cerca di spiegare che devono comportarsi con gentilezza con lui. E dice che gli abitanti delle isole Salomone, quando vogliono abbattere un bosco, non lo fanno fisicamente con l'accetta. Ma si avvicinano agli alberi e sussurrano insulti e, alla fine, gli alberi muoiono e cadono da soli.
Ecco, io vivo un po' così la gente che se la tira. Non nel senso che muoio, però un po' vacillo :)
Io ho letto tutto e ho realizzato che c'è chi la chiama "allergia", chi "odio profondo" chi "solitudine accademica", ma ci sarà sempre uno studente di medicina che i suoi colleghi proprio non li riesce a digerire, nemmeno se si sforza, nemmeno se vorrebbe farlo. Solidarietà è la parola giusta!
RispondiEliminaCiao!
Ho letto il tuo commento con una latenza pazzesca :) E' vero, sai? E ancor più dei colleghi, è il clima che si forma quando sono tutti insieme. E' come se si creasse quel preciso tasso di umidità da consentire la maggior dispersione di allergene…:)
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