martedì 25 febbraio 2014

FINE DELA SESSIONE ESAMICOME PROMESSO
(foto di Nick Veasey)
Mi chiedevo quando avrei scritto questo post e - soprattutto - cosa avrei scritto. L'immagine a lato è riassuntiva.

La sessione OPN è giunta al termine proprio oggi e no, non sono fuori a festeggiare, perché sono troppo morta per farlo. Perché ho studiato 12 ore al giorno per gli ultimi 16 giorni. Perché domani mattina, comunque vada, mi alzerò e andrò in reparto. Non ne ho voglia, in realtà, e questo mi fa sentire a disagio, forse un po' in colpa. Io voglio fare la psichiatra, amo quella cosa lì. Solo, dopo questa tirata infernale, dopo tre esami dati in una sessione difficile e svangati con voti alti…vorrei un attimo di sosta. Vorrei tornare a casa dei miei, dalla mia famiglia. Dormire, uscire con mia mamma a bere un cappuccino, fare un giro. Perché no, farmi regalare qualche maglietta o un paio di jeans. Andare a correre, schiena permettendo (sì, fa ancora male…). Ma sento di non poterlo fare, perché in reparto va avanti lo studio senza di me, studio che forse diventerà la mia tesi. E allora vado. In momenti normali riuscirei a sorriderne. Ora posso solo stingere i denti e pensare che mi farà bene e mi servirà ad imparare cose nuove.

Tante cose sono cambiate in questo periodo. Mi sono obbligata a stare in situazioni nuove, che consideravo oltre la mia portata, ho affrontato molti dei miei limiti. Mi sono messa in discussione e ho dimostrato a me stessa di potercela fare. Che l'impegno paga. Era da molto tempo che la paura in qualche modo mi bloccava e avevo dimenticato questo lato combattente di me. Per poi riscoprirlo ancora vivo e forte, sotto un'impolverata di ansia. L'ultimo esame, neuro, enorme e preparato in tempi serratissimi che non lasciavano spazio a distrazioni ha smesso di essere un peso ed è diventato una sfida da vincere. Nel mezzo della preparazione esami ho cominciato una nuova relazione e la mia vita sta cambiando. Nemmeno troppo lentamente. 

Poi, beh, ci sono le cose che non cambiano mai. Ho imbarcato più figure di merda oggi di quante una persona media ne incameri nell'arco di un anno. Uscendo di casa ho avuto una mezza crisi isterica perché non riuscivo a chiudere la porta. Non si accostava più del tutto e io giravo compulsivamente le chiavi nelle due serrature, con l'ansia che cresceva, perché erano le 8.45 e tre quarti d'ora dopo sarete iniziato lo scritto. Dopo qualche minuto di tentativi la mia ansia deve essere stata così potente da risvegliare Stefano, che giaceva appoggiato alla parete del corridoio del condominio e mi aspettava con fare sconsolato, in preda alla nausea emicranica. Che molto intelligentemente ha guardato la porta, è rientrato e ha tolto la sicura. Al che la porta si è chiusa. Comunque, per la cronaca, in cuor mio avevo già deciso che avrei lasciato la porta aperta e sarei andata a fare l'esame comunque. Non lasciatemi mai niente di valore.

Mi sono persa nella mia università. Ho spinto tutte le porte da tirare che mi capitassero a tiro. Ho perso due minuti ad aspettare un ascensore, finché un signore non mi ha fatto notare il cartello "GUASTO". La mia ultima domanda a un mio amico prima di essere chiamata all'esame oggi è stata: "ma quanti sono i chakra?". Io penso davvero di dare l'impressione di essere scema,  sono talmente sconvolta e stanca che mi perdo i pezzi per strada.

E questa sera va così. Rimpiango un po' la tranquillità, perché, anche se mi sono tolta molti pesi in termini di esami, sento che sto veramente cambiando vita. E mi sembra che la nuova sia più bella, ma anche più caotica e con meno tappe di riposo. O forse io non so ancora goderne abbastanza. Forse non mi sento ancora nella posizione di prendermele.
Forse, e probabilmente è così, sono solo troppe pare. E domani passeranno, assieme alla stanchezza.

Buona notte,
Marta

I was once like you are now
And I know that it's not easy
To be calm when you've found
Something going on
But take your time, think a lot
I think of everything you've got
For you will still be here tomorrow 
But your dreams may not

2 commenti:

  1. Cat Stevens? veramente? da qualche parte ho ancora l'AUDIOCASSETTA con father and son (uno dei vantaggi di avere una sorella nata a metà degli anni 70)
    direi tutto bene, no? meglio una vita piena, almeno non ti annoi =)

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  2. Mi ricordo quando si voleva sentire una canzone e dovei andare avanti…no, aspetta, così è troppo avanti, torna indietro…no così è troppo, un po' più avanti…Audiocassette.
    Mi ricordo quando i file si salvavano sui floppy disc. "Non riesco a salvarlo. Ma hai aperto il disco?". E mi tagliavo sempre le dita con la parte metallica, perché passavo ore a giocarci.
    Mi sembra di avere ottant'anni!

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